Dario Laruffa racconta il giornalismo
 

Dario Laruffa, anchorman storico del TG2, ci racconta cosa è il giornalismo. E soprattutto dove sta andando.

Si parla molto della morte del giornalismo. Cosa ne pensa? Qual è il ruolo che può ricoprire il giornalismo nell’era di internet e della velocità maniacale dell’informazione?

 

"Non credo che il giornalismo sia morto. Anzi, fioriscono a piè spinto iniziative d’informazione. Noi giornalisti non siamo ancora in via d’estinzione. Ma credo, al contempo, che il giornalismo stia attraversando una fase di profondo cambiamento. Prima di tutto perché le informazioni circolano ad altissima velocità, e poi anche per l’immensa quantità di materiale che il web consente di elaborare. Ciò non significa, però, che tutta questa mole d’informazione sia qualitativamente rilevante. Ed è qui che entra in gioco il ruolo del giornalista. Il giornalista dovrebbe, uso il condizionale non a caso, mediare tra la fonte e il fruitore dell’informazione, e farlo grazie alla sua preparazione professionale.

Ognuno d noi può naturalmente attingere a una fonte diretta, penso per esempio a un video su YouTube. Ma quanto è sicura la veridicità di una notizia della quale è difficile conoscere la provenienza? Il compito del giornalista è appunto quello di verificare quanto più scrupolosamente possibile da fonte alla quale attingere. Per questo la partita del nuovo giornalismo si gioca oggi più di ieri sulla preparazione, sulla capacità di selezionare le informazioni e poi inquadrarle, dare loro un senso e un contesto di lettura."  

 

Che ruolo gioca l’informazione fatta da Google? La trova una concorrenza leale quella delle super-aziende del web che non pagano tasse (o non pagano il dovuto), e nel caso di Google hanno un non chiaro filtro redazionale nel motore di ricerca?

 

"Come giornalista televisivo non mi sento in concorrenza con Google. Sono strumenti diversi. Quanto alla trasparenza di Google, non ho, purtroppo, elementi concreti di valutazione. C’è chi ha scritto che le prime risposte che si ottengono interrogando Google non siano esenti da condizionamenti di natura commerciale o ideologica. Magari, purtroppo, ha ragione.

Mi sento, invece, (un po’) in concorrenza con i social network, Twitter su tutti. Mi infastidisce, come giornalista, che un Presidente del Consiglio, o un leader di partito, invece di convocare una conferenza stampa si esprima regolarmente con dei tweet di poche parole per comunicare cosa ha fatto il governo o cosa vuole fare. Poche parole, senza filtro. Ma anche senza possibilità di confronto."

 

Data la sua ultra trentennale esperienza, tra radio, televisione, quotidiani e web, quale è il mezzo che predilige, tenendo bene in considerazione il parametro della qualità del servizio offerto?

 

"La carta stampata prevale su tutti per completezza dell’informazione. Per immediatezza e per capacità di inserire pathos nei fatti raccontati, vince senza dubbio la radio. La tv è il mezzo più potente perché sfrutta la potenza dell’immagine."

 

Il web non lo considera proprio?

 

"Il web è utilissimo. Ma ne parlo come fruitore perché non ho mai scritto nulla per il web. Se dovessi cimentarmi nella scrittura online tenterei prima di tutto di essere breve ed efficace. E schematico, ma senza essere noioso."

 

Lei è stato nominato Ufficiale della Repubblica dall’ex presidente Ciampi per il lavoro di cronista svolto nelle tappe fondamentali che hanno portato all’introduzione dell’Euro. Come giudica le evoluzioni in materia che si sono susseguite fino a oggi, crisi compresa?

 

"In realtà da poco sono stato anche nominato Commendatore della Repubblica italiana. Il prestigio che mi conferiscono queste onorificenze cresce in modo proporzionale al volume della mia pancia. Tornando alla domanda, mi reputo totalmente e radicalmente a favore della moneta unica. Ritengo che sia stata per noi una salvezza in molti momenti di crisi. Detto ciò, ovviamente, non posso che constatare che avremmo probabilmente subito una crisi economica meno profonda se si fosse intervenuti in maniera più rapida (e meno ideologica) in situazioni come quella greca e, in generale,  se, talvolta, si fosse allentata la politica del rigore."

 

Cosa consiglia ai giovani che vogliono avvicinarsi al mondo dell’informazione e della carta stampata?

 

"Consiglio la preparazione, anche riguardo alla conoscenza delle lingue. Non penso solo all’inglese (che è un must ormai), ma anche cinese, tedesco, russo, arabo. Se le parli puoi avere un rapporto con fette di mondo escluse ad altri, che non hanno il pass della conoscenza diretta di quel linguaggio. Il mondo dell’editoria sta attraversano una grave crisi. Ma non per questo tutte le strade sono chiuse. Certo la via per diventare un giornalista, oggi è un percorso competitivo e complicato. Le scuole di giornalismo (quelle serie) rimangono lo snodo decisivo. Si deve però avere chiaro che è una scelta dura, che necessita di un impegno costante."