Era la festa di fine anno accademico del mio terzo anno di Scienze Politiche alla LUISS. Era il Gran Ballo, in LUISS le cose – soprattutto queste cose – si fanno in grande. C’era Gigi D’Agostino in consolle nell’abside dell’Aula Chiesa con il suo classico chiodo di pelle arancione e il cappellino da capitano. Al bar di facoltà, detto il borghetto, c’era l’Orchestraccia. Una gran bella serata, il miglior Gran ballo fin qui, questo è certo. Era bello perché si poteva portare anche un esterno a testa.

 

Io avevo portato Sergio. Sergio era da poco tornato da un anno e mezzo in mare, era su una nave da Crociera su cui era salpato per girare il mondo, fare qualche soldo, andar via da Roma e tutte le altre scuse che noi ventenni ci diamo per fare qualcosa fuori dal comune. Comunque, era tornato e com’è capitato spesso nel nostro rapporto non ci vedevamo, appunto, da parecchio tempo. La gioia di una serata insieme non si poteva celare, e ci si siamo divertiti. Complice un Gran Ballo oltre le aspettative, superate nel momento in cui Gigi Dag lancia un gran bel moccolo proprio in Aula Chiesa, quando qualche luissino ubriaco staccò i cavi della corrente facendo saltare tutto proprio sul più bello di I’ll fly with you.

 

Come tutte le migliori serate, finita la festa, scesa l’euforia, esauriti gli aneddoti sulla serata stessa raccontati come fossero eroiche gesta di guerra, ci si ritrova a raccontarsi. Ci si ritrova a elemosinare consigli da mettere in un cappello sul ciglio della strada. Il cappello è stato spesso il mio, e Sergio l’ha riempito altrettanto spesso con i suoi di consigli. È stato spesso un po’ come un fratello maggiore. Quella sera però lui era tornato, e lo aveva fatto perché aveva un senso farlo, ma ora bisognava trovare il senso per rimanere.

 

Io, un paio di settimane, Simò, e riparto. Vado in Australia, sto qualche giorno in ostello a fare lavoracci e se non trovo nulla d’interessante, m’imbarco. Ma basta crociere, mi voglio imbarcare in un peschereccio d’alto mare, di quelli che stanno fuori per mesi.

 

Ha sempre avuto nell’epicità delle scelte un suo tratto caratterizzante. Ma stavolta dovevo farlo io il fratello maggiore. La storia del peschereccio era una figata, molto alla Ryan di The O.C., molto bohémien. Ma hai ventitré anni Sé, mettiti qualcosa in mano, hai mille passioni, scegli qual è la più forte e investici del tempo, costruiscici qualcosa. E poi, quello che hai costruito mettitelo in spalla, e vacci dove vuoi. Non ripartire anche stavolta da zero, non te lo meriti.

 

Quasi tre anni dopo, Sergio sta all’ultimo anno di studi universitari in Fotografia. C’è arrivato grazie a quel consiglio elemosinato, alla sua pazienza, al suo talento, alla vicinanza di Sara, a quella di Ris, alla mia, alla generosità di altri, agli sforzi suoi – tanti.

 

Qualche giorno fa al TG1 parlavano dell’apertura dell’Outdoor Festival, e per presentarlo hanno fatto vedere qualche gigantografia di alcuni faccioni spalmati su un vetro. Era un progetto di Sergio, realizzato anche con me e Sara qualche mese fa – prego tutti i giorni perché non ci venga messo anche il mio di faccione. Insomma, un’area del festival sarà dedicato a quel progetto.

 

Sergio non è arrivato, non lo sono nemmeno io che sto scrivendo la mia tesi. Ma un gran bel pezzo di strada l’abbiamo fatta, e qualcosa la si è costruita. E io se avessi qualcosa con cui farlo, scommetterei che non sia che l’inizio. In bocca al lupo a te, e pure a me, Amico.